Piano Casa: quali sono le misure del Governo per rilanciare il sistema abitativo
Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, il Piano Casa entra nella fase del decreto-legge. In parallelo, un disegno di legge interviene sul rilascio degli immobili.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il pacchetto di misure sul Piano Casa che prevede una dote complessiva di 10 miliardi di euro, cui si aggiungerà il possibile effetto moltiplicatore degli investimenti privati.
Approfondiamo, più nel dettaglio, quali sono le misure previste.
Il primo pilastro: recuperare 60mila alloggi ERP e sociali inutilizzati
Il piano avrà due obiettivi: non partire solo da nuove costruzioni e mettere a “reddito sociale” circa 60.000 alloggi ERP inutilizzabili per gravi carenze manutentive.
Il primo pilastro del nuovo decreto-legge riguarda proprio il programma straordinario nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale.
L’obiettivo è ripristinare il cosiddetto “residuo storico” degli alloggi oggi non assegnabili per carenze manutentive, agendo su ristrutturazioni, rifacimento degli impianti essenziali, recupero di immobili destinati all’edilizia sociale e interventi inseriti in programmi di rigenerazione urbana.
Sul piano finanziario, lo schema di decreto prevede una spesa complessiva di 970 milioni di euro, distribuita tra il 2026 e il 2030 e destinata a un conto corrente infruttifero intestato a Invitalia, che opera come soggetto gestore.
A questa linea si aggiungono ulteriori leve: la Premier ha indicato un investimento di 1,7 miliardi per il recupero degli alloggi popolari, cui si affiancano 4,8 miliardi già stanziati per programmi di rigenerazione urbana potenzialmente utilizzabili, previa interlocuzione con i Comuni e con l’ANCI.
La governance del primo pilastro è affidata a un Commissario straordinario, con funzioni di indirizzo e coordinamento.
Lo schema attribuisce poteri incisivi, anche tramite ordinanze, ma mantiene fermi alcuni arg